Praga

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LETTERATURA CECA

Il ceco è una lingua del gruppo slavo-occidentale delle lingue indoeuropee, lingua nazionale della Repubblica Ceca, parlata da quasi 10 milioni di abitanti. I primi documenti comparsi nel IX secolo sul territorio boemo sono traduzioni paleoslave di testi religiosi; dal X sec. fino al primo Ottocento la lingua della cultura è il latino, dal XIII sec. il ceco e il tedesco.

Tra le opere latine oltre alle leggende sui santi slavi spiccano la Chronica Bohemorum di Kosmas (c. 1045-1125) e dei suoi continuatori e il Chronicon Aulae Regiae composto nel monastero di Zbraslav da Ota e dall’abate Petr Zitavsky a cavallo tra il XIII e il XIV secolo. In questo stesso periodo si consolida anche il ceco letterario, penetrando in tutti i generi, sia religiosi che profani, e dando vita ad alcuni capolavori, come il poema epico Alexandreis, una originale elaborazione del romanzo su Alessandro Magno di Gautier de Chàtillon, la cronaca in versi di Dalimil (1260-1318), numerose leggende, notevoli traduzioni bibliche e l’interessante dramma sacro Venditore di unguenti.

Durante il regno di Carlo IV (1346-1378) si verificò una sorprendente fioritura letteraria che non ha uguali nell’Europa centrale: venne effettuata una nuova traduzione della Bibbia, spiccano la prosa e la poesia religiosa, tra le leggende è da ricordare l’eccezionale Vita di Santa Caterina; raggiungono notevole livello le fiabe e le satire, i libri di viaggi, nella produzione scientifica i dizionari (come quelli di Klaret), opere giuridiche ecc.

Alla fine del Trecento e all’inizio del Quattrocento appaiono i primi scritti cechi dei riformatori (Jan Hus, c. 1372-1415, Tomàs ze Stítného, 1331-1401, e altri).

Le guerre hussite purtroppo inibirono lo sviluppo dell’umanesimo e del rinascimento (introdotto da Petrarca alla corte di Carlo IV), che si affermò solo negli ultimi decenni del Quattrocento, ed ebbe la sua maggiore fioritura nel Cinquecento. In Boemia esso si divide in due correnti: la prima, tradizionale, è rappresentata dagli scrittori laureati in Italia e che usano il latino, di cui i maggiori sono Bohuslav Hasistejnsky z Lobkovic (c. 1460-1510), Jan z Rabstejna (1437-1473), Augustinus Moravus (14671513), Zikmund Hruby z Jelení (Gelenius, 1497-1554), Racek z Doubravy ecc.; la seconda è costituita dagli autori che si erano formati sulla lettura dei testi classici, e che, pur condividendo gli ideali umanistici, sostengono l’uso del volgare, ossia del ceco (Viktorin Kornel ze Vsehrd, 1460-1520; Rehof Hruby z Jeleni 1460-1520; Rehor Hruby z Jeleni, 1460-1514; Mikulàs Konàc z Hodiskova, dopo il 1480-1546, Jan Ceska ecc.).

Il Cinquecento (grazie anche alla stampa diffusasi in Boemia verso il 1470) è il secolo d’oro della letteratura boema. Tra i cronisti si ricordano Vàclav Hàjek z Libocan, tra gli stampatori e gli autori della letteratura didattica e scientifica Daniel Adam z Veleslavína (1546-1599), Jan Kocín z Kocinétu, Tadeàs Hajek z Hàjku; nella poesia e nella narrativa spiccano Simon Lomnicky z Budce (1552-1623), Mikulàs Dacicky z Heslova (1555-1626) e numerosi autori di interessantissimi diari di viaggio (Oldrich Prefàt z Vlkanova, 1523-1565; Vàclav Vratislav z Mitrovic, 1576-1635; Krystof Harant z Polzic,1564-1621 ecc.). Importante fu anche l’attività editoriale dell’Unione dei Fratelli Boemi, guidata da Jan Blahoslav (1522-1571) che curò la nuova traduzione ceca delle Sacre Scritture, la Bibbia di Kralice (1579-1594), effettuata secondo i criteri moderni. Dopo la fallita insurrezione della nobiltà ceca protestante contro gliAsburgo (1620) lasciarono il Paese molti scrittori e uomini di cultura, tra cui il noto pedagogista, filosofo, teologo e scrittore Jan Amos Komensky (Comenio) (1592-1670), gli storici Pavel Skàla ze Zhore (1583-1640) e Pavel Stransky (1583-1657). Fra le personalità rimaste in Boemia spiccano gli autori di canti Adam Michna z Otradovic (1600-1676), Jiri Tranovsky (1591-1637) e il maggiore poeta barocco Bedrich Bridel (1619-1680); gli studiosi Bohuslav Balbín (1621-1688),Tomàs Pesina z Cechorodu (1629-1680), E J. Beckovsky (1658-1725) con i loro scritti filologici e storici prepararono la strada ai primi illuministi: Gelasius Dobner (1719-1790), E M. Pelcl (1734-1801),V. E Durych (1735-1802) e Josef Dobrovsky (1753-1829), padre della slavistica. Tra la generazione successiva spiccano il linguista e lo storico della letteratura Josef Jungmann (1773-1847), lo storico Frantisek Palacky (1798-1876) e i folldoristi e poeti Frantisek Ladislav Celakovsky (1799-1852) e Karel Jaromír Erbe (1811-1870). Il maggiore poeta romantico boemo di statura europea fu Karel Hynek Màcha (1810-1836). Allo sviluppo del teatro contribuirono Josef Kajetàn Tyl (1808-1856) e Vaclav Kliment Klicpera (1792-1859). Durante il governo di Bach eccelsero il giornalista liberale e poeta satirico Karel Havlicek Borovsky (1821-1856) e l’originale scrittrice realista Bozena Némcovà (1820-1862) che partecipò attivamente alla vita culturale lottando per l’emancipazione sociale.

Tra i numerosi poeti e scrittori della seconda metà dell’Ottocento sono da ricordare il poliedrico Jan Neruda (1834-1891), eccezionale poeta lirico e prosatore, acuto critico e autorevole giornalista, il capo del movimento patriottico Svatopluk Cech (1846-1908) e i letterati di orientamento cosmopolita, il poeta e traduttore Josef Vàclav Slàdek (1845-1912), il fine scrittore Julius Zeyer (1841-1901) e soprattutto il fertile poeta, scrittore e drammaturgo Jaroslav Vrchlicky (1853-1912) che si distinse anche come eccellente traduttore dalle lingue romanze e contribuì alla diffusione e conoscenza della letteratura mondiale in Boemia.

Il recupero della cultura ceca cominciò nell’epoca romantica e nella seconda metà dell’Ottocento assistiamo a una vera fioritura della cultura, dell’arte e della musica. La letteratura emula le correnti letterarie occidentali, nonostante che in opposizione ai “cosmopoliti” si costituisca il movimento nazionale, i cui aderenti coltiveranno particolarmente il romanzo storico (Alois Jiràsek, 1851-1930; Zikmund Winter, 1846-1912; Vaclav Benes Trebízsky, 1849-1884). Nell’importante e fertile ventennio, 1895-1914, ossia dalla nascita del modernismo ceco (Ceskà moderna) fino allo scoppio della prima guerra mondiale, si sviluppano tutti i generi letterari e si incrociano le più svariate correnti poetiche: dal realismo nazionale e storico di J. S. Machar (1864-1942) e Viktor Dyk (1877-1931), scrittori di sprizzante carica vitale e severi critici del provincialismo, al simbolismo di Otokar Brezina (1868-1929), poeta di profonda riflessione filosofica e di straordinaria ricchezza metaforica, al decadentismo di Karel HlavàCek (1874-1898) e Jiri Karàsek ze Lvovic (1871-1951), dal naturalismo di K. M. Capek Chod (1860-1927) e dei fratelli Alois (1861-1925) e Vilém (1863-1912) Mrstìk, acuto osservatore degli ambienti urbani il primo, cantore della campagna morava il secondo, all’impressionismo di Antonìn Sova (1864-1928).

Tra i ribelli sociali, spesso anarchici, vanno annoverati Frana Sràmek (1877-1952), Karel Toman (1877-1946), S. K. Neumann (1875-1947), più tardi promotore della cosiddetta poesia proletaria (il cui migliore rappresentante è Jiri Wolker, 1900-1924), e Jaroslav Haek (1883-1923), con Karel Capek (1890-1938), gli unici due scrittori cechi di rinomanza mondiale nel periodo tra le due guerre. Il primo divenne famoso grazie alle sue Avventure del buon soldato S’vejk, una brillante satira della burocrazia militare austriaca e in certo senso una saga sullo sfacelo dell’Impero, il secondo per i suoi romanzi e il teatro, talvolta a soggetto avveniristico, impregnati di ideali umanistici che l’autore per tutta la sua vita sostenne e propagandò anche nella sua attività pubblicistica.

Dopo la prima guerra mondiale si afferma il poetismo, corrente nata sull’esempio del futurismo, del dadaismo e della poesia di Apollinaire, e che si contraddistingue per l’uso magistrale degli strumenti poetici e l’introduzione di nuovi mezzi espressivi, come l’immagine, il suono e il film. I suoi maggiori rappresentanti sono Víteslav Nezval (1900-1958), Jaroslav Seifert (1901-1985), l’unico poeta ceco insignito, nel 1984, del premio Nobel, Konstantin Biebl (1898-1951), il narratore Vladimír Vancura (1891-1942) e nel teatro Jiri Voskovec (1905-1981) e Jan Werich (1905-1980).

Altri poeti importanti del periodo sono Frantiek Halas (1901-1949), Vladimír Holan (1905-1980) e Josef Hora (1891-1945). Nel periodo infrabellico si coltivano specialmente il romanzo psicologico i cui migliori rappresentanti sono Egon Hostovsky (1908-1973) e Jaroslav Havlicek (1896-1943); la narrativa incentrata sui problemi politico-sociali fu il dominio delle scrittrici Bozena Benesovà (1873-1936), A. M. Tilschovà (1873-1957), Marie Majerovà (1882-1967) e Marie Pujmanovà (1893-1958); nel romanzo storico si distinsero il cattolico Jaroslav Durych (18861962) e due membri delle legioni cecoslovacche in Russia, Rudolf Medek (1890-1940) e Josef Kopta (1894-1962). Il maggiore prosatore umoristico e satirico è Karel Polàcek (1892-1944).

Allo sviluppo del teatro nel primo Novecento contribuirono Jaroslav Hilbert (1871-1936), Frantisek Langer (1888-1965), il già ricordato Karel Capek e suo fratello Josef (1887-1945) e la coppia Voskovec-Werich con il Teatro liberato (Osvobozené divadlo).

Durante la seconda guerra mondiale, nonostante l’occupazione nazista del Paese, lo sviluppo letterario non subì alcun arresto; persino gli scrittori di origine ebraica riuscirono a pubblicare le proprie opere, naturalmente sotto falso nome. Halas, Seifert, Nezval, Holan e Hora affrontarono temi patriottici, mentre esonlirono i giovani esistenzialisti, il cosiddetto “Gruppo 42”, tra cui Jirì Kolàf (1914), poeta, scrittore e pittore noto anche in Italia, Ivan Blatny (1919-1990), Josef Kainar (1917-1971), Oldrich Mikulàsek (1910-1985) ecc.

Lo sviluppo letterario postbellico, sempre in stretto collegamento con fatti storico-politici, si può dividere in quattro fasi. Nella prima, dal 1945 fino al 1948, regna ancora una grande varietà di temi e di forme. Nella poesia convivono varie correnti: l’esistenzialismo, lo spiritualismo, il surrealismo e la poesia di impegno politico. La narrativa si ispira spesso alla vita durante la guerra, il teatro è moderno nei temi, ma tradizionale nella forma. La seconda fase, contrassegnata da una rigida politica culturale che impose un univoco impegno su temi “costruttivi” e la fedeltà ai principi del realismo socialista, vide un’ondata di persecuzioni contro importanti autori cattolici, tra cui Jan Zahradnicek (1905-1960), Jakub Deml (1878-1961) e Jaroslav Durych. Halas mori e Biebl si suicidò.

Alcuni grandi poeti, come Vladimir Holan o Jaroslav Seifert, volutamente tacciono oppure si dedicano alla poesia per bambini: fenomeno questo specificamente ceco, ricco di una tradizione secolare. Tra i maggiori rappresentanti di questo genere ricordiamo anche Frantisek Hrubìn (1910-1971) e Josef Kainar (1917-1971). Solo il tradizionale romanzo storico e biografico conservò un discreto livello artistico, mentre i romanzi su temi impegnati, composti da autori minori, finirono presto dimenticati.

Il disgelo politico conseguente al XX congresso del PCUS, di grande importanza per tutta l’area d’influenza sovietica, inaugurò la terza fase, 1956-1970. In questo periodo tutta la cultura ceca godette di una straordinaria vivacità e fioritura. Il rinnovamento della poesia si attuò con V. Nezval e con i versi di M. Kundera. La lirica affronta i problemi essenziali dell’uomo e della vita di ogni giorno. Accanto alla tradizionale poesia riflessiva e meditativa vengono coltivate la poesia concreta e fonica che sperimenta nuove forme espressive, la lirica amorosa e anche la poesia satirica ed epica. Esordisce una nuova generazione di poeti esistenzialisti che attingono sia a Halas e Holan sia al cattolico Zahradnícek; i più significativi sono Ivan Divis (1924), Miroslav Holub (1923), Jan Skàcel (1922-1989), Antonín Brousek (1941) e Ivan Wernisch (1942). La seconda ondata della prosa, ispirata alla guerra e alla vita degli ebrei e degli intellettuali, a differenza delle prime opere postbelliche, si riallaccia ai migliori modelli del romanzo psicologico e psicoanalitico per sfociare nel romanzo esistenziale; i suoi migliori rappresentanti sono Ladislav Fuks (1923-1994) e Egon Hostovsky (1908-1973) che viveva all’estero.

Un’altra corrente compie un attento esame critico della realtà socialista; spiccano Milan Kundera (1929) e Josef Skvorecky (1924), entrambi profondi conoscitori del romanzo francese e angloamericano i cui procedimenti stilistici introducono nelle loro opere. Un altro innovatore della tecnica compositiva è il brillante narratore Vladimír Pàral (1932), che nei propri romanzi analizza il rapporto tra individuo e potere, tra ideologia e prassi nella società socialista.

Tra gli autori che dalla narrativa fiabesca arrivano al racconto esistenziale e assurdo sono da ricordare Ludvik Askenazy (1921-1986) e Bohumil Hrabal (1914-1997), uno dei protagonisti della letteratura del secondo Novecento, acuto osservatore di svariati ambienti sociali, che sa usare con eccezionale maestria vari registri linguistici.

Pavel Kohout (1928), il futuro, originale e fertile scrittore satirico, e il poeta Frantiek Hrubín contribuiscono al rinnovamento contenutistico del teatro grazie alle commedie nelle quali mettono in scena la vera realtà socialista. Il maggiore esponente del teatro moderno, esistenziale, sperimentale e dell’assurdo è Vàclav Havel (1936). Alla tradizione dei primi cabaret, sorti all’inizio del secolo a Praga, e del Teatro liberato, scena d’avanguardia esistente tra il 1927 e il 1939, si rifanno i cosiddetti piccoli teatri praghesi: Reduta, Teatro sulla ringhiera, Semafor ecc. Il merito dei loro migliori autori, cantautori e registi insieme, Jirì Suchy (1931), Jirì Slitr (1924-1969) e Ivan Vyskocil (1929), consiste nell’aver creato, partendo dalle serate di text-appeal, un genere veramente nuovo in cui la musica e la canzone si sposano con l’umorismo dei giochi di parole, un moderno cabaret o un grottesco musicale dove, con straordinaria vena satirica e con grande sensibilità poetica, vengono prese di mira le deformazioni della vita familiare e pubblica nel socialismo reale.

L’occupazione della Cecoslovacchia nel 1968 interrompe tragicamente questa tappa fondamentale della storia della letteratura ceca moderna e la successiva normalizzazione di stampo neostalinista costringe gli scrittori non allineati, che sono la grande maggioranza, all’abbandono del proprio Paese, al silenzio, alla semiclandestinità. Ciò nonostante, la letteratura non muore: si pubblica molto, sia all’estero, dove sorgono le case editrici dirette dai profughi (68 Publishers di Skvorecky in Canada, Index in Germania ecc.) sia nel samizdat. Nel successivo periodo (1970-1989) la letteratura non rivela grandi talenti: un livello artistico soddisfacente raggiungono i drammaturghi e prosatori Jirì Sotola (1924-1989) e Oldrich Danék (1927), Josef Nesvadba (1926), originale autore di romanzi di fantascienza, e l’umorista Miroslav Skàla (1924-1989). Tra i giovani narratori che cercano di introdurre nuove tematiche imitando i grandi modelli, senza però riuscire sempre bene, sono da ricordare Radek John (1954) e Zdenèk Zapletal (1951). Alle maggiori figure che pubblicano all’estero (oltre agli autori citati già prima) appartengono Jan Kresadlo (1926-1995), Viktor Fischl (1912), Egon Bondy (1930), Ota Filip (1930) e il surrealista Pavel Reznìcek (1942), tra coloro che diffondono le proprie opere nel samizdat, molto fiorente, spiccano Ludvik Vaculìk (1926), Ivan Klíma (1931) e Jan Trefulka (1929).

Dopo il novembre 1989 l’attività editoriale riprende vivissima: nascono numerose case editrici private, mentre falliscono quelle statali. Vengono ristampate opere prima vietate o uscite in edizioni clandestine o all’estero. Naturalmente nella mutata situazione sul mercato appaiono pubblicazioni anche scadenti. Sono state ripristinate collane di generi nel passato non ammessi, quali i romanzi di avventura, gli horror, i romanzi rosa, i gialli ecc. Tra le nuovissime leve sono degni di considerazione Vlastimil Tresnàk (1950), Michal Vievegh (1962) e Jàchym Topol (1962) che ambientano le loro opere nei vari ceti della popolazione, spesso anche fra i tossicodipendenti.

Un discorso particolare si deve fare per gli scrittori cechi che hanno scritto in tedesco: fra questi basterà ricordare il maggiore, di fama universale, e cioè Franz Kafka, nato a Praga nel 1883, quando la città faceva parte dell’Impero asburgico. Gli storici boemi considerano Kafka uno crittore ceco di lingua tedesca.

IL MEGLIO DI PRAGA

1) Malá Strana

Giorno & notte. È il quartiere più pittoresco della città e la sua bellezza è rimasta inalterata per secoli. Immaginatevi di togliere le automobili e pochi altri particolari moderni e farete un salto indietro nel tempo

2) Ponte Carlo

Il Ponte Carlo è un luogo incantevole ma per apprezzarlo al meglio consiglio una passeggiata serale o perché no, anche notturna.

3) Il Quartiere Ebraico

Le grandi collezioni e i monumenti lo rendono un posto unico al mondo.

4) Panorama dalla terrazza di Strahov

Il momento migliore è nel tardo pomeriggio o di sera Da qui in un solo colpo d’occhio avrete di fronte il Centro storico. Per arrivarci prendere il tram 22 fino alla fermata di Pohořelec; attraversare la piazza poi a destra per la salita e siete di fronte all’ingresso del Monastero di Strahov; attraversare il cortile e scendere attraverso Il cancello in fondo e siete arrivati.

5) Passeggiate notturne nel quartiere Hradcany

Vi faranno tornare all’atmosfera della Praga d’altri tempi.

6) Sala di Vladislao al Castello di Praga

Questa sala è parte del Palazzo Reale ed è uno strepitoso esempio di stile tardo gotico. Viene utilizzata ancora oggigiorno dal presidente per i suoi discorsi.

7) Piazza di Kampa

Questa piazzetina bella e accogliente è diventata famosa con il film Missione Impossibile I. Per arrivarci scendere la scalinata che parte dal Ponte Carlo.

8) Vyšehrad

Vysehrad è uno dei luoghi più antichi della città anche se del periodo più antico non rimane quasi più nulla. E una bella passeggiata sulle mura barocche con vista su tutta la città. Per raggiungere questa zona prendete la metropolitana C Rossa, scendete alla fermata Vysehrad, costeggiate il Palazzo dei Congressi, proseguite per circa 300 metri e troverete le mura barocche.

9) Passaggio Lucerna

Questi passaggi sono una caratteristica di Praga e Lucerna è il più rappresentativo. Fu costruito all’inizio del 1900 dal nonno di Vaclav Havel. Non perdetevi gli ascensori a ciclo continuo, i Paternoster. All’interno si trova anche “il cavallo al rovescio” – una statua di Venceslao a cavallo ma vista dal punto di vista del cavallo…

10) Il panorama di Praga visto da Letna

Per arrivarci prendete il tram 12 da Mala Strana, il 5, 8, 14 da Namesti Republiky o il 17 dalla fermata della Metro Staromestska, linea verde. La fermata si chiama Nabrezi Kapitana Jarose. Da qui prendiamo la Via Kostelni e saliamo fino oltre la scuola dove svolteremo a sinistra. Dalla collina Letna si gode un bellissimo panorama della città e si può vedere da vicino

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