Disastri ambientali

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Disastri chimici, petrolchimici

  • 2010 – Fanghi tossici – Ungheria – Akia. Una grande quantità di fanghi tossici fuoriescono da una fabbrica di alluminio contaminando una vasta area uccidendo 7 persone, intossicandone una ventina e inquinando gravemente i fiumi Torna, Marcal e Ràba che confluiscono nel Danubio.
  • 2009 – Rifiuti tossici e radioattivi – Italia. Viene scoperto il Relitto di Cetraro, una nave affondata nel Mar Tirreno dalla ‘ndrangheta carica di rifiuti tossici e radioattivi.
  • 2007 – Rifiuti tossici – Italia – Pescara. Mercurio, piombo e composti clorurati sono i principali contaminanti rilevati. Bussi sul Tirino è al centro di un’area, nel bacino idrografico della Val Pescara, interessata da una decennale attività di occultamento di rifiuti tossici, si stima di 250.000 tonnellate solo nel primo rilevamento. Lunga serie di intossicati principalmente sul luogo di lavoro. Indagini e commissariamento della zona, contigua al Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, in corso. Le recenti scoperte di nuovi siti candidano la zona al primato di discarica abusiva di rifiuti tossici, maggiore d’Italia.
  • 2001 – NH4NO3 – Francia – Tolosa – Esplosione da nitrato d’ammonio alla AZF, 31 morti e 2442 feriti.
  • 1992 – Amianto – Italia – In Italia viene ufficialmente messo fuori legge l’utilizzo del minerale, fino a quel momento largamente usato nel fibrocemento ed altri manufatti, e responsabile di migliaia di casi di Asbestosi, e soprattutto mesoteliomi, vista la lunga latenza della malattia, tuttora in atto.
  • 1985 – Tracimazione – Italia – La catastrofe della Val di Stava si verificò il 19 luglio quando i bacini di decantazione della miniera di fluorite a Prestavel ruppero gli argini scaricando 160.000 m³ di fango sull’abitato di Stava, provocando la morte di 268 persone. È stata una delle più grandi tragedie che abbia colpito il Trentino.
  • 1985 – Clorofluorocarburi – Viene descritto per la prima volta sulla rivista Nature il buco dell’ozono
  • 1984 – Metilisocianato- India – Bhopal – esplosione nello stabilimento della Union Carbide con dispersione di 40 tonnellate di Metilisocianato – 100.000 feriti, 2.000 morti a causa del disastro di Bhopal.
  • 1978 – Diossine – Stati Uniti – il sito, noto come Love Canal venne utilizzato dalla Hooker Chemicals and Plastics (adesso Occidental Chemical Corporation (OCC)) per lo stoccaggio di 21.000 tonnellate di prodotti e rifiuti chimici, compresi clorurati e diossine. La dispersione nell’ambiente delle stesse provocò l’evacuazione di un’intera cittadina.
  • 1978 – Cr6+– Italia – Genova – Cogoleto. La Stoppani azienda operante da decenni sul territorio risulta inadempiente. Dati della Regionali parlano di 92.000 m3 di fanghi tossici stoccati nella discarica di Pian di Masino contenenti elevatissime quantità di metalli pesanti, mentre l’agenzia regionale protezione ambiente (ARPA) ha trovato concentrazioni di cromo esavalente nelle acque di falda 64.000 volte superiore al limite. Vasto numero di abitanti e lavoratori coinvolti e significativo aumento di mortalità per tumori.
  • 1976 – Diossina- Italia – Seveso – Nello stabilimento della ICMESA (Givaudan) esplode un reattore, disperdendo nell’ambiente TCDD tetracloro-p-dibenzodiossina. Seimila residenti esposti ai danni a causa del disastro di Seveso.
  • 1970 – Cloruro di vinile – Italia – Porto Marghera. Per decenni le industrie chimiche della zona (EniChem Agricoltura, Agrimont, Montefibre, Montedison in genere), riversano CVM (cloruro di vinile monomero), idrocarburi clorurati e metalli pesanti nella laguna. Gravi danni all’ambiente e decine di casi di tumore tra gli abitanti. I responsabili dei fatti, processati negli anni 2000 e con sentenza di cassazione a maggio 2007, godono della prescrizione dei reati commessi (vedi il caso del polo petrolchimico di Porto Marghera).
  • 1970 – Mercurio- Brasile e stati confinanti, (Guyana, Suriname, Guyana Francese, e stato dell’Amazonas del Brasile). Vastissimo e indefinito inquinamento da mercurio, utilizzato dai garimpieros per l’estrazione dell’oro in forma di amalgama dai depositi fluviali. L’estrazione si praticava dal XVI secolo, ma la scoperta dei giacimenti dello Scudo della Guyana o Guyana shield ha amplificato il fenomeno. Elevato ma indefinito (5 milioni di abitanti inizialmente), numero di nativi interessati, a tutt’oggi l’estrazione continua. Il Brasile è il quarto produttore d’oro mondiale.
  • 1966 – Tracimazione – Bulgaria – Sgorigrad – Il 1º maggio una colata di fango di circa 220 mila metri cubi originatasi dal bacino di decantazione della attuale miniera Placalnizza (piombo, zinco e uranio), travolse il paese, nel nord della Bulgaria, uccidendo 488 persone e provocando ingenti distruzioni materiali e ambientali.
  • 1962 – SO2 – Italia – Savona – Cengio, Dall’ACNA (Azienda Coloranti Nazionali e Affini), afferente all’industria EniChem, si riversano per decenni ingenti quantità di Anidride solforosa, Benzene e fenoli sterilizzando una vasta area. Nel 1988 un incidente induce il Ministro dell’Ambiente Giorgio Ruffolo a decretare una prima chiusura dell’impianto, e definitivamente nel 1997.
  • 1957 – Talidomide – in Germania e nel resto d’Europa ne inizia la commercializzazione su formula della Chemie Grünenthal. Solo nel 1961 scoppia il caso talidomide, sedativo usato in gravidanza e potente teratogeno. Stima di 10000 bambini nati focomelici. In Italia commercializzato fino al 1962.
  • 1955 – Mercurio – Iraq casi di intossicazione da composti del metilmercurio, usati come fungicidi sulle derrate agricole nei periodi 1955 -1956, 1959-1960, il maggiore nel 1971 -1972. 6000 vittime.
  • 1953 – Diossine – Germania – fuga di diossine alla BASF, il 17 novembre 1953 negli impianti di Ludwigshafen, su una linea di produzione di Triclorofenolo.
  • 1952 – Idrocarburi- Inghilterra Londra, la cosiddetta “nebbia nera” o Grande smog (Londra 1952) Great Smog o Big Smoke formatasi per l’accumularsi di smog a causa di particolari condizioni di calma atmosferica, causò nel mese di dicembre la morte diretta di oltre 4000 persone e fino a 12000 per le conseguenze.
  • 1952 – Mercurio – Giappone – malattia di Minamata – casi di intossicazione da metilmercurio, in prevalenza villaggi di pescatori che si alimentavano di pesce contaminato, a larghissimo raggio di diffusione. 2265 vittime accertate nel 2001, in gran parte bambini, con effetti neurologici particolarmente gravi, 17000 richieste di risarcimento.
  • 1947 – Nitrato di ammonio – Stati Uniti d’America – Disastro di Texas City, 576 morti.
  • 1930 – Idrocarburi – Belgio, valle della Mosa presso Liegi fenomeni d’inversione termica causarono la stasi di inquinanti atmosferici convenzionali, causando la morte di 60 persone.
  • 1926 – Cr6+ – Italia – Lago d’Orta, inizia l’inquinamento dovuto a scarichi di solfati di rame e ammonio di una industria tessile per la produzione di rayon con il processo cupro-ammoniacale, in pochi anni il lago diventa invivibile per la maggior parte degli organismi pelagici e bentonici negli anni 60 i metalli scaricati da numerose elettrogalvaniche (Cu, Cr, Ni, Zn) aggravano l’inquinamento, ulteriormente accentuato dall’acidificazione dell’intera massa lacustre provocata dai processi di ossidazione biochimica dell’ammonio a nitrato. Dagli anni 80 graduale miglioramento anche a seguito di interventi massivi di liming.
  • 1921 – NH4NO3 – Germania – Oppau Esplosione da nitrato d’ammonio alla BASF, oltre 800 morti.
  • 1917 – Esplosivi – Canada il porto di Halifax il giorno 6 dicembre fu oggetto della più grande esplosione pre-atomica (3 chilotoni), a cui seguirono 2000 morti e danni fino ad un raggio di 16 km.
  • 1906 – Amianto – Italia, a Casale Monferrato inizia la produzione di fibrocemento Eternit, da parte dell’omonima ditta svizzera. Le lavorazioni porteranno a diverse centinaia di morti tra la cittadinanza, accertate nel solo decennio relativo alla chiusura della linea di produzione. L’attività procederà fino al 1986. Le vittime saranno circa 2000.

Disastri ambientali legati al trasporto, alla produzione o alla lavorazione di idrocarburi:

  • 2010, 20 aprile – 4 agosto – Stati Uniti d’America – Disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon.
  • 2010, 23 febbraio – Italia – Disastro ambientale del fiume Lambro.
  • 2002, 19 novembre – Spagna e Portogallo – La petroliera Prestige (petroliera) affonda nell’ Oceano Atlantico.
  • 1991, 14 aprile – Italia – La petroliera Amoco Milford Haven affonda al largo di Genova.
  • 1989, 24 marzo – Stati Uniti d’America – La petroliera Exxon Valdez affonda nel Golfo di Alaska.
  • 1988, 6 luglio – Regno Unito – La petroliera Piper Alpha si incendia e affonda al largo di Aberdeen; 167 morti.
  • 1980, 27 marzo – Norvegia – Disastro della piattaforma petrolifera Alexander Kielland (piattaforma); 123 morti.
  • 1978, 16 marzo – Francia – La petroliera Amoco Cadiz affonda al largo delle coste bretoni.
  • 1967, 18 marzo – Regno Unito – La petroliera Torrey Canyon affonda al largo della Cornovaglia.
  • 1917 – Venezuela – Inizia lo sfruttamento petrolifero del Bolivar Coastal Field causando gravissimi problemi di inquinamento, malattie e bambini nati malformati. Questo inquinamento continua tuttora.

Disastri correlati allo sfruttamento civile dell’energia nucleare

Una delle scale attualmente utilizzate per la valutazione degli eventi è la scala INES, logaritmica e crescente, con 7 (+ 1 di valore nullo) livelli di gravità, dove per incidente si considera un evento pari o superiore al livello 4 ovvero per esposizione della popolazione dell’ordine del mSv.

  • 2011 – Fukushima (Giappone) – serie di quattro distinti gravi incidenti occorsi presso la centrale nucleare omonima a seguito del terremoto dell’11 marzo 2011 e del relativo tsunami.
  • 2004 – Mihama (Giappone) – Il reattore di Mihama della Kansai Electric Power Co. Inc., un generatore nucleare da 826 000 kilowatt, lo stesso del 1991, subisce una grave perdita di vapore ad alta pressione. Quattro gli operai morti sull’impianto, numerosi i feriti, almeno 7 i gravissimi di cui non è stata resa nota l’evoluzione sanitaria; tragedia sfiorata. L’azienda di controllo Tepco (Tokyo Electric Power) in aprile veniva inquisita per falsificazione dei documenti relativi alla sicurezza.
  • 1999 – Tokaimura (Giappone) – il 30 settembre a Tokaimura, villaggio a 130 km a nord est di Tokio si verifica una contaminazione da Uranio 238 proveniente da un impianto di produzione di combustibile nucleare. Si registra la morte di due operatori, 600 persone colpite da radiazioni ospedalizzate, evacuazione di 320 000 abitanti della zona.
  • 1991  – Mihama  (Giappone) – Il reattore di Mihama della Kansai Electric Power Co. Inc., un generatore nucleare da 826 000 kilowatt, in febbraio versa in mare 20 tonnellate di acqua altamente radioattiva.
  • 1986 – Chernobyl (Ucraina) – incidente al reattore nucleare – 30 morti, 135 000 evacuati nel raggio di 40 km, enorme il numero di contaminati del disastro di Chernobyl.
  • 1979 – Three Mile Island (USA) – incidente al reattore nucleare.

Disastri correlati allo sfruttamento delle risorse idriche

  • 1950 – Pesticidi – Uzbekistan e Kazakistan. Il disastro del Lago d’Aral inizia, e si protrae ancora al periodo attuale; è stato definito da Al Gore come il più grave nella storia dell’umanità. Originalmente, il lago era ampio all’incirca 68.000 km², ma dal 1960 il volume e la sua superficie sono diminuiti di circa il 75% cumulando pesticidi poi dispersi dal vento su tutta l’area.
  • A partire dal dopoguerra, il prosciugamento del Lago d’Aral. Da imputarsi principalmente al piano di coltura intensiva voluto dall’ Unione Sovietica, dal 1960 ad oggi il suo volume e la sua superficie sono diminuiti di circa il 75%. Secondo il premio Nobel per la pace del 2007 Al Gore, l’evento più grave della storia dell’umanità.

Disastri provocati dall’azione militare e bellica

  • 1984, 12 luglio Uranio – Italia – Lentini – Incidente di Sigonella: un aereo dell’ US Air Force precipita sversando nel terreno una grande quantità di uranio impoverito. Ne conseguirà un incremento di tumori e leucemie tra gli abitanti della zona.
  • 1965 – Diossine – Vietnam – Durante la Guerra del Vietnam e fino al 1970 vengono scaricate nell’ambiente e sulla popolazione vietnamita 80.000 t del potente erbicida agente Arancio .
  • 1946/1958 – Uranio – Oceano Pacifico – Con l’Operation Crossroad numerosi test nucleari vengono eseguiti nell’Oceano Pacifico (in particolare nell’Atollo di Bikini appartenente alle Isole Marshall da parte del governo degli Stati Uniti d’America.
  • 1944/1987 – 9 Reattori nucleari militari del Hanford Site (USA) – Grave inquinamento della falda acquifera del Columbia river, in seguito a perdite dai serbatoi di separazione del Plutonio (tramite processo PUREX) contenenti l’emulsione in idrocarburi di una soluzione acida di Uranio, Nettunio, tracce di Plutonio, Iodio radioattivo, e altri elementi risultanti dal processamento chimico dei prodotti di fissione dei nove reattori autofertilizzanti.

Treehugger ci regala una panoramica disastrosa, sulle catastrofi ambientali causate dall’uomo in tutto il mondo. Ecco la triste classifica sui disastri ambientali peggiori che il mondo abbia vissuto:

1. Al primo posto ci sono le guerre, che causano morti e distruzione: consumano carburanti, devastano le foreste, contaminano l’acqua e distruggono interi ecosistemi, per non parlare del numero delle vittime che muoiono ogni giorno in questo o quel conflitto.
2. Al secondo posto c’è Bhopal, il disastro peggiore che l’industria chimica abbia mai causato. Era il dicembre dell’84 e il mondo ancora paga con più di 20.000 morti l’errore umano.
3. Chernobyl: nemmeno 2 anni dopo Bophal l’esecuzione di un test sul reattore 4 di Chernobyl si trasforma in tragedia. Da Chernobyl all’Irlanda, dopo 30 anni contiamo ancora i casi di cancro causati dalle radiazioni, mentre chilometri e chilometri di terra intorno a Chernobyl saranno sterili e contaminati per sempre.
4. Ecco l’Italia indisciplinata al 4° posto tra le tragedie ambientali causate dall’uomo con il disastro di Seveso. La legge Europea che porta il nome di questa tragedia non sembra compensare l’esposizione ai veleni di circa 40.000 persone e lo sterminio di 80.000 animali per prevenire la contaminazione.
5. Il quinto posto lo merita una tragedia del mare, con la petroliera Exxon Valdez incagliata nel golfo dell’Alaska. Circa 38mila i litri di petrolio in mare, quasi 2000 i km di coste inquinati e migliaia gli animali morti.
6. Love Canal è la tragedia ambientale che si piazza al sesto posto, ma non lasciatevi addolcire dal nome. La tragedia dei terreni vicini alle Cascate del Niagara è dovuta a circa 21.000 tonnellate di rifiuti tossici, seppelliti dalla Hooker Chemical.
7. Pacific Gyre Garbage Patch. Al settimo posto si classifica il Vortice Subtropicale di Spazzatura dell’Oceano Pacifico. L’accumolo di plastica e di rifiuti marini galleggianti è tale che questo ammasso di spazzatura è oggi conosciuto come l’Isola orientale di Spazzatura.
8. Mississippi Dead Zone. All’ultimo posto, ma non per questo meno grave, c’è la Zona Morta del Mississipi, un’area vasta del Golfo del Messico che segnala il delta del Mississipi come il più inquinato al mondo, più del Gange e del Mekong.

Mentre il disastro del Golfo del Messico continua, con la marea nera che rischia di espandersi ora che la stagione degli uragani è iniziata, si è acceso – soprattutto all’estero per la verità – un dibattito su quale sia la graduatoria per gravità della falla al pozzo della BP nella storia dei disastri ambientali causati dall’uomo.
Un dibattito tutt’altro che scolastico, come vedremo, ma denso di implicazioni geo-politiche: se per risalto mediatico, infatti, il disastro della Deepwater Horizon è secondo solo all’incidente nucleare di Chernobyl probabilmente non si tratta del secondo disastro ambientale per gravità nella storia (basti pensare al disastro di Bhopal in India nel 1984, che causò qualcosa come 15.000 vittime) e forse nemmeno della perdita di petrolio più grave.
Una considerazione, questa, che non vuole affatto sminuire la portata del disastro della marea nera nel Golfo del Messico, ma richiamare l’attenzione su altre catastrofi ecologiche causate dall’uomo, ma sostanzialmente trascurate dai media per il fatto di accadere in paesi del terzo mondo, lontani dai centri di potere e dai focus dei media.
E’ il caso della perdita di petrolio pressoché ininterrotta in corso dagli anni sessanta nel delta del Niger. Dati di Foreign Policy, seppur approssimativi a causa delle scarse rilevazioni effettuate, parlano di 546 milioni di galloni di petrolio dispersi dall’inizio delle estrazioni, equivalenti a un disastro dell’entità dell’Exxon Valdez, la perdita di petrolio più grave nella storia americana fino al 2010 prima della Deepwater Horizon, ogni anno. Un disastro senza fine, dove da un lato ladri e sabotatori di petrolio causano perdite continuamente e dall’altro le stesse compagnie petrolifere – per non incorrere in costi troppo alti – lavorano in condizioni di sicurezza inadeguate, perpetuando un circolo vizioso.
Ma è solo la Nigeria purtroppo ad essere stata colpita da una catastrofe petrolifera. Ecco un breve elenco di disastri petroliferi che hanno caratterizzato la nostra storia recente:
• 1978: il 16 Marzo 1978 la petroliera di bandiera liberiana Amoco Cadiz, un supertanker da 234.000 tonnellate, affittato dalla compagnia statunitense Amoco, filiale della Standard Oil, andò alla deriva al largo delle coste bretoni, proprio davanti al borgo di Portsall, rilasciando in mare circa 230.000 tonnellate di greggio.
• 1988: il 6 Luglio 1988, un’esplosione nella piattaforma petrolifera Piper Alpha della Occidental Petroleum Ltd. e della Texaco nel Mare del Nord, a circa 190 km dalle coste scozzesi, causò la morte di 167 lavoratori nella piattaforma e perdite di greggio non stimabili per entità.
• 1989: il 24 marzo 1989 la petroliera americana Exxon Valdez si incagliò in una scogliera dello stretto di Prince William, un’insenatura del golfo di Alaska, disperdendo in mare 40,9 milioni di litri di greggio. Probabilmente per il fatto di essere accaduto negli Stati Uniti, è il disastro petrolifero che ha ricevuto più attenzione da parte dei media fino a questa primavera, ma secondo alcuni esperti non è nemmeno nella top ten dei disastri petroliferi della storia. Eppure l’incidente della Exxon Valdez contaminò 1,300 miglia di coste in Alaska e le conseguenze della perdita a 21 anni di distanza sono ancora visibili, con petrolio presente in diversi tratti nonostante anni di operazioni di bonifica e alterazioni permanenti all’ecosistema.
• 1991: in occasione della prima Guerra del Golfo, l’esercito iracheno diede fuoco a qualcosa come 650 pozzi di petrolio in Kuwait per prevenire un’azione militare via terra della coalizione capitanata dagli americani, con circa un milione di tonnellate di greggio disperse nell’ambiente e pozzi in fiamme per diverse settimane.
Ma i disastri petroliferi nella storia sono diversi e la marea nera del Golfo del Messico purtroppo è solo l’ultimo capitolo di una storia costellata da errori, morti e devastazioni ambientali.
Ricordarli è doveroso per riflettere sui veri costi del modello economico e sociale basato sugli idrocarburi che ha dominato l’ultimo secolo.

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