Vertigini

“Ho sempre avuto una forte attrazione per il vuoto e i precipizi. Da bambino mi affascinava esporre una bambola al di là della ringhiera del mio balcone, al sesto piano. Restavo a guardare il corpo del giocattolo sospeso nel vuoto, tenuto solo dalla mia mano. Provo sempre un brivido creativo quando vedo i tuffatori che si lanciano dal trampolino più alto e, nel giro di qualche secondo, si trasformano in proiettili perpendicolari che bucano la superficie dell’acqua. E’ come trovarsi sul bordo di una diga e osservare da una parte il lago d’acqua, dall’altra il muro verticale di contenimento, e sentire la forza immensa dell’energia lì presente.
Da adulto ho capito che queste esperienze sono profondamente collegate al duplice stupore per l’esistenza – la sua meravigliosa e sconcertante gratuità – e per il linguaggio che ci contiene, ci descrive, cerca di render conto di questo vuoto, di perimetrare questa sensazione di precipizio. Il linguaggio è forse come la mano del bambino che tiene in pugno il giocattolo sospeso nel vuoto, mentre osserva se stesso, il giocattolo, l’orizzonte dello spazio in cui è immerso, tutte le cose intorno, il contesto complessivo – e imprendibile – di questa situazione. Le parole possono far vedere tutto questo, anche quando non è più presente.
Il linguaggio crea le immagini e nello stesso tempo può dissolverle. Questa capacità del linguaggio di costruire e dissolvere, far vedere e andare al di là del vedere, è per me un nucleo di energia potentissima.Dentro il linguaggio c’è una tensione ad uscire da se stesso, e c’è per questo anche una mancanza, un vuoto, che attrae. I primi spettatori di questo spettacolo dell’esistenza e del linguaggio non possiamo che essere noi stessi mentre facciamo questa esperienza, e poi cerchiamo di farla vedere anche agli altri, stupiti che non ce l’abbiano indicata subito come la cosa più importante. Perché non ce l’ hanno voluta raccontare questa esperienza del vuoto in sé quando eravamo bambini? Per non spaventarci, per proteggerci? Perché è inspiegabile, paradossale, insopportabile da gestire? Non si finisce mai di fare i conti con il vuoto, con la mancanza di fondamenti. Artaud lo ha capito e attraversato fino in fondo.”
Cesare Viel

 

European outdoor film: http://www.eoft.eu/programme/

 

 

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